• pandaonavespa

Unorthodox

Ieri sera ho finito di guardare Unorthodox su Netflix e sono rimasta senza parole.

Senza parole per la vita della protagonista.

Senza parole per il suo coraggio.

Senza parole per la bellezza della lingua che parla.

Senza parole per la mia ignoranza.

Non è assurdo il fatto che diverse società vivano parallelamente in una stessa città?

Quando vivevo a Strasburgo avevo trovato un appartamento nel quartiere ebreo della città ed era diventato normale vedere donne con la parrucca, uomini vestiti diversamente dai cataloghi di moda e tanti bambini. Era normale avere militari armati intorno alla sinagoga e ai campetti da calcio. Era normale avere un reparto di cibo kosher al supermercato e negozi con giorni d’apertura diversi dal resto della città.

La vita di queste persone è di una ricchezza spirituale e culturale incredibile. Non parliamo di religione o di credenze, ma del fatto che queste persone conoscono bene la nostra cultura e le nostre abitudini, quando invece noi non sappiamo un bel niente su di loro.

Non posso giudicare l’accuratezza della ricostruzione linguistica, geografica o culturale della serie (anche se diverse interviste ne elencano le lodi), ma posso dire che ne sono rimasta estremamente colpita.

La lingua è cosi’ incredibilmente simile al tedesco (!) che spesso non avevo bisogno dei sottotitoli.

I costumi di scena mi hanno portata indietro nel tempo alle strade di Strasburgo.

Ho imparato cosi’ tanto sulle loro preghiere.

E la cultura… Beh, mi sono dovuta rimproverare da sola diverse volte. Ero la prima a sogghignare o a borbottare in diverse scene, ma dopotutto chi sono io per giudicare una cultura? Non condivido moltissime scelte e abitudini della comunità della protagonista, ma capisco il loro pensiero (almeno superficialmente). Da quello che ho capito, il principio di base è di non amalgamarsi agli altri per non scatenare la punizione divina: tutte le persecuzioni, secondo loro, derivano dal fatto che hanno provato ad amalgamarsi alle altre culture.

Può non avere senso per me. Può non avere senso per molti. Ma chi siamo noi per dire che hanno torto? Chi siamo noi per giudicare il loro stile di vita?