• pandaonavespa

Volume 1 — Nata femmina

Sono nata l’8 novembre 1991 in un ospedale nuovo e semivuoto. Mia mamma a quanto pare voleva essere seguita dal suo ginecologo che da Torino si era spostato a Ceva, ed è per questo che mio padre viaggiava avanti e indietro tra una città e l’altra (cosa che poi è diventata un’abitudine per lui) trasportando neo nonne entusiaste. Mi è stato detto che quando sono nata ero bruttina, rossa e molto incazzata. E che per farmi dormire in silenzio dovevano bloccarmi la bocca con stratagemmi ingegnosi.


Quando nasce un bambino, gli adulti vogliono ovviamente che questa nuova creatura abbia il meglio, la crème de la crème, felicità, fortuna, amore e altre ciliegine varie sulla torta. Si fa quel che si può per proteggere questo nuovo essere piccolo e indifeso (e nel mio caso nato incazzato). Ma poi succede che i bambini escono dal bozzolo familiare e iniziano ad andare a scuola, a conoscere altre persone, a leggere, guardare la tv ecc, e proteggerli diventa sempre più difficile. Soprattutto quando sono delle femmine. A me è sempre andata bene: non mi sono mai sentita “meno di altri” solo perché ero una bambina. Avevo il mio gruppetto di comari, facevo sport, a scuola ero trattata come gli altri (tranne che dai soliti gruppetti di st***zi che si credono superiori a tutti). Ma adesso che i miei amici cominciano ad avere figli e figlie, mi rendo conto dello sforzo enorme che bisogna fare per educarli ed educarle.


I miei genitori hanno fatto un buon lavoro. Mio padre a quanto pare non voleva avere una figlia che giocava con le Barbie, ma a me le Barbie piacevano proprio tanto (ma tanto tanto tanto tanto tanto tanto tanto tanto), così alla fine ha ceduto e mi sono trovata circondata da un mondo di plastica dalle mille sfumature di rosa. Ma questa mia grande passione per le bambole è stata filtrata e calmata da altri giochi che avevo nel mio cestone dei giocattoli. Un Natale ho ricevuto un fucile che sparava ventose (e se adesso trovo che regalare armi finte sia una cosa orribile, all’epoca mi era piaciuto parecchio), avevo uno scatolone in metallo pieno di soldatini verdi e rossi, un modellino di BMW giallo e nero che mio papà mi ha regalato un natale insieme a delle bellissime bamboline di legno (alle mie bambole piaceva molto andare in moto). Sono cresciuta giocando con le Barbie, sì, ma non solo. Ho aiutato mio padre a fare l’impianto elettrico di casa, ho zappato l’orto, ho giocato con i soldatini… Diciamo che i miei genitori sono stati dei bravi pre-femministi che hanno fatto di tutto per farmi crescere forte, sicura di me e soprattutto capace di usare un martello e un trapano.


Portare una nuova vita su questa Terra è un scelta importante, difficile, da non prendere alla leggere. L’unica cosa che possiamo fare noi adulti è cercare di educare questi piccoli alieni al rispetto, alla giustizia, all’amore e all’eguaglianza. I bambini non sono migliori delle bambine, i bambini non giocano solo con i soldatini e le bambine non giocano solo con le Barbie. I maschietti no guardano solo Il re leone e le femminucce non guardano solo Cenerentola. C’è una principessa in ognuno di noi, e c’è un leone in ognuno di noi: insegnare ai bambini che bisogna accettare entrambi in tutti quanti è il primo passo per un futuro migliore.